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Parlando parlando,
pettegolando pettegolando,
Pasquale passava parecchi pomeriggi
proferendo pesanti parole,
proprio persecutorie.
Pronunciavale per passatempo,
plasmando, però, perfidi pareri:
puniva persone pacifiche,
piuttosto pacioccone,
perseguitandole pesantemente.
Palesando perbenismo pressoché patetico,
provava piacere
profanando professionisti puliti;
però profilava pali
per poi presentare pagliuzze.
Piovevano palpabili panzane,
purtroppo persuasive,
provocando paura paralizzante.
Pian pianino,
per parecchie persone,
Pasquale passò
poco piacevolmente
per parolaio pericoloso.
Piangendo platealmente,
principiò petendo perdono,
promettendo pace perenne.
Perciò,
pontificando,
possiamo pronunciare
precipitevolissimevolmente:
“Piccolo Pasquale,
pensa prima, parla poi.”